La salvezza universale: un'analisi biblica della soteriologia universalista

Introduzione

La soteriologia universalista rappresenta una delle più profonde e coerenti interpretazioni del messaggio biblico sulla natura di Dio e il destino dell'umanità. Lungi dall'essere speculazione teologica marginale, l'universalismo cristiano emerge da un'attenta lettura delle Scritture che rivela la natura fondamentalmente amorevole di Dio e la portata comprensiva dell'opera redentrice di Cristo. Le pagine della Bibbia proclamano con voce unanime che l'amore divino, manifestato supremamente nella persona e nell'opera del Figlio, non conoscerà sconfitta definitiva ma trionferà attraverso la trasformazione di ogni cuore ribelle e la restaurazione di tutta la creazione.

L'esame sistematico dei testi biblici rivela che la salvezza universale non è eccezione alla regola divina, ma la logica conseguenza della natura stessa di Dio come amore perfetto e giustizia assoluta. Quando comprendiamo che Dio non può contraddire la propria natura e che la sua volontà è che tutti gli uomini siano salvati, diventa evidente che questa volontà deve necessariamente realizzarsi nella pienezza dei tempi.

I. Il carattere immutabile di Dio e la sua volontà salvifica

Il fondamento dell'universalismo biblico risiede nella rivelazione del carattere divino come amore infinito e misericordia senza limiti. La Prima lettera a Timoteo 2:3-4 dichiara senza ambiguità che Dio "vuole che tutti gli uomini siano salvati e vengano alla conoscenza della verità." Il verbo greco θέλει (thelei) non indica una mera preferenza che può essere frustrata, ma esprime una volontà decisa e sovrana. La portata è universale: πάντας ἀνθρώπους (pantas anthropous) - tutti gli uomini senza eccezione.

L'apostolo Pietro conferma questa verità quando scrive che Dio è "paziente verso di voi, non volendo che alcuno perisca, ma che tutti vengano al ravvedimento" (2 Pietro 3:9). Il termine greco βουλόμενος (boulomenos) indica una volontà deliberata e consapevole, non un semplice desiderio. Il contrasto è netto: non che alcuni periscano, ma che tutti giungano al ravvedimento (μετάνοια - metanoia). La pazienza divina non è passività, ma l'operare attivo di un amore che lavora attraverso il tempo per raggiungere i suoi fini redentivi universali.

Il profeta Ezechiele penetra ancora più profondamente nel cuore di Dio quando registra il solenne giuramento divino: "Com'è vero che io vivo, dice il Signore Dio, io non mi compiaccio della morte dell'empio, ma che l'empio si converta dalla sua via e viva" (Ezechiele 33:11). Il verbo ebraico חָפֵץ (chafetz) indica un piacere profondo e una gioia intima. Dio giura sulla propria esistenza che la sua natura non trova soddisfazione nella punizione, ma nella conversione (שׁוּב - shuv, "tornare") e nella vita (חָיָה - chayah).

Geremia rivela ulteriormente la profondità dell'amore divino quando proclama: "io ti ho amato di un amore eterno; perciò ti ho attirato con benignità" (Geremia 31:3). L'espressione ebraica אַהֲבַת עוֹלָם (ahavat olam) indica letteralmente "amore di eternità" - un amore che non conosce fine temporale. Il verbo מָשַׁךְ (mashach) significa "trascinare" o "attirarre irresistibilmente" attraverso חֶסֶד (chesed) - la benignità fedele e leale di Dio.

II. L'opera comprensiva di Cristo e la riconciliazione universale

L'universalismo trova la sua conferma più potente nell'opera redentrice di Cristo, che le Scritture presentano come comprensiva di tutta l'umanità e di tutto il cosmo. Gesù stesso proclama: "E io, quando sarò innalzato dalla terra, attirerò tutti a me" (Giovanni 12:32). Il verbo greco ἑλκύσω (helkysō) indica un'attrazione irresistibile - la stessa parola usata in Giovanni 6:44 dove nessuno può venire al Figlio se non è "attirato" dal Padre. La portata è πάντας (pantas) - tutti, assolutamente senza eccezioni.

Giovanni Battista identifica Gesù come "l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo" (Giovanni 1:29). Il verbo greco αἴρων (airōn) significa letteralmente "sollevare" o "portare via" nel senso di rimozione definitiva. Non è semplicemente perdono (ἀφιέναι), ma eliminazione completa. Il peccato di tutto il mondo (κόσμος - kosmos) è effettivamente portato via dal sacrificio di Cristo.

L'apostolo Giovanni approfondisce questa verità dichiarando che Cristo "è il sacrificio propiziatorio per i nostri peccati, e non soltanto per i nostri, ma anche per quelli di tutto il mondo" (1 Giovanni 2:2). Il termine ἱλασμός (hilasmos) indica un sacrificio che effettivamente placa l'ira divina e rimuove la colpa. La costruzione enfatica estende questa propiziazione efficace a tutto il mondo intero.

L'evangelista Giovanni chiarisce ulteriormente lo scopo della missione di Cristo: "Infatti Dio non ha mandato suo Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui" (Giovanni 3:17). La salvezza del mondo non è una possibilità condizionale, ma lo scopo primario (ἵνα - hina) per cui il Figlio è stato inviato. Se Cristo compie sempre perfettamente la volontà del Padre, allora la salvezza del mondo deve essere il risultato inevitabile della sua missione.

Paolo sviluppa questa teologia della riconciliazione universale con particolare profondità. In 2 Corinzi 5:19, egli dichiara che "Dio era in Cristo nel riconciliare con sé il mondo, non imputando agli uomini le loro colpe." La riconciliazione (καταλλάσσω - katallassō) del mondo con Dio non è un'offerta che attende accettazione, ma un fatto compiuto. Il mondo è già riconciliato; rimane solo che questa riconciliazione sia riconosciuta e abbracciata.

III. La simmetria adamica e la logica paolina della salvezza universale

L'apostolo Paolo presenta l'argomentazione più sistematica per l'universalismo attraverso il suo sviluppo della tipologia adamica. In 1 Corinzi 15:22, egli stabilisce un parallelismo perfetto: "Poiché, come tutti muoiono in Adamo, così anche in Cristo saranno tutti vivificati." La struttura grammaticale enfatizza la corrispondenza esatta. Il primo πάντες (pantes - tutti) che muoiono in Adamo corrisponde precisamente al secondo πάντες che saranno vivificati (ζωοποιηθήσονται - zōopoiēthēsontai) in Cristo.

Romani 5:18 conferma questo principio: "Come con una sola trasgressione la condanna si è estesa a tutti gli uomini, così pure con un solo atto di giustizia la giustificazione che dà vita si è estesa a tutti gli uomini." L'espressione "a tutti gli uomini" appare identicamente in entrambe le parti della frase, indicando che la stessa totalità dell'umanità che sperimenta κατάκριμα (condanna) sperimenterà δικαίωσιν ζωῆς (giustificazione di vita).

L'apostolo sviluppa ulteriormente questo tema quando dichiara: "Dove il peccato è abbondato, la grazia è sovrabbondata" (Romani 5:20). Il verbo greco ὑπερεπερίσσευσεν (hypereperisseusen) è un composto intensivo che indica un'abbondanza che supera infinitamente qualsiasi misura. La grazia (χάρις - charis) non si limita a controbilanciare il peccato, ma lo supera in modo sovrabbondante.

IV. Il proposito eterno e la riconciliazione cosmica

L'universalismo biblico trova ulteriore conferma nella rivelazione del proposito eterno di Dio per l'intera creazione. Paolo dichiara in Efesini 1:10 che Dio ha il proposito di "riunire sotto un solo capo, in Cristo, tutte le cose: quelle dei cieli e quelle della terra." Il verbo ἀνακεφαλαιώσασθαι (anakephalaiōsasthai) significa letteralmente "ricapitolare" o "riunire sotto un unico capo" (κεφαλή - kephalē), indicando non semplicemente un governo esteriore ma un'unità organica che abbraccia τὰ πάντα (ta panta - tutte le cose) senza eccezioni.

Colossesi 1:19-20 espande questa visione dichiarando che Dio ha voluto "riconciliare con sé tutte le cose per mezzo di lui, avendo fatto la pace mediante il sangue della sua croce; per mezzo di lui, dico, tanto le cose che sono sulla terra quanto quelle nei cieli." La riconciliazione operata da Cristo è genuinamente universale, estendendosi a tutte le cose nell'intero universo. La pace (εἰρήνη - eirēnē) è già stata stabilita attraverso la croce; rimane solo la manifestazione completa di questa realtà.

Romani 11:32 rivela la strategia divina dietro la storia della salvezza: "Dio infatti ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti." La disubbidienza universale non è un fallimento del piano divino, ma parte integrante del piano stesso. Dio ha deliberatamente permesso che tutti cadessero nella disubbidienza per poter manifestare la sua misericordia (ἔλεος - eleos) a tutti. Se questo è il piano sovrano di Dio, allora la misericordia universale deve essere il risultato finale garantito.

V. La consumazione finale e la vittoria completa di Dio

Le Scritture culminano con la visione di una restaurazione universale che non lascia nulla di irredento. Paolo descrive in 1 Corinzi 15:24-28 la consumazione finale quando Cristo "consegnerà il regno a Dio Padre, dopo aver ridotto al niente ogni principato, ogni potenza e ogni potestà." Il processo culmina quando "Dio sarà tutto in tutti" (πάντα ἐν πᾶσιν - panta en pasin), una condizione che esclude qualsiasi separazione definitiva o ribellione permanente.

Filippesi 2:10-11 presenta la visione dell'adorazione universale: "affinché nel nome di Gesù si pieghi ogni ginocchio nei cieli, sulla terra e sotto terra, e ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore, alla gloria di Dio Padre." Questa confessione (ἐξομολογέω - exomologeō) universale non può essere coercizione esterna, perché glorifica genuinamente il Padre. Deve quindi rappresentare il riconoscimento autentico dell'amore divino da parte di cuori finalmente trasformati.

Atti 3:21 parla dei "tempi della restaurazione di tutte le cose, di cui Dio parlò per bocca dei suoi santi profeti." Il termine greco ἀποκατάστασις (apokatastasis) per restaurazione indica un ritorno allo stato originale di perfezione. Non alcune cose, ma tutte le cose saranno restaurate alla loro condizione intesa da Dio.

L'Apocalisse conferma questa visione quando dichiara: "Egli asciugherà ogni lacrima dai loro occhi e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né dolore, perché le cose di prima sono passate. E colui che siede sul trono disse: Ecco, io faccio nuove tutte le cose" (Apocalisse 21:4-5). Dio non fa nuove alcune cose o la maggior parte delle cose, ma πάντα (panta) - tutte le cose. La trasformazione è completa e universale.

VI. La natura educativa del giudizio divino

L'universalismo biblico non nega la realtà del giudizio divino, ma lo comprende come processo educativo e purificativo piuttosto che come punizione eterna. Isaia 26:9 dichiara: "Quando i tuoi giudizi si esercitano sulla terra, gli abitanti del mondo imparano la giustizia." I giudizi divini (מִשְׁפָּט - mishpat) hanno scopo pedagogico: insegnare la giustizia a coloro che l'hanno rifiutata.

Paolo scrive in 1 Corinzi 3:15 di coloro che saranno "salvati, però come attraverso il fuoco." Il fuoco rappresenta il processo purificatorio che rimuove tutto ciò che è imperfetto, ma preserva la persona stessa. Anche coloro che hanno costruito con materiali inadeguati non saranno distrutti eternamente, ma salvati attraverso il processo di purificazione divina.

Lamentazioni 3:31-33 rivela che "il Signore non respinge per sempre; ma, se affligge, ha pure compassione, secondo la moltitudine delle sue misericordie; poiché egli non affligge volentieri, né contrista i figli degli uomini." Il carattere divino esclude il rifiuto eterno (לְעוֹלָם - le'olam). Anche quando Dio affligge, lo fa con riluttanza e sempre con compassione finale.

VII. L'amore invincibile e la speranza certa

Il cuore dell'universalismo biblico risiede nella natura di Dio come amore perfetto che non può essere definitivamente frustrato. Prima Corinzi 13:8 dichiara categoricamente: "L'amore non verrà mai meno." Se Dio è ἀγάπη (agapē) nella sua essenza stessa, come dichiara 1 Giovanni 4:8, allora questo amore deve alla fine prevalere su ogni resistenza e trasformare ogni cuore ribelle.

L'amore divino rivelato nelle Scritture non è sentimentalismo umano proiettato su scala cosmica, ma la potenza ontologica fondamentale che sostiene e trasforma tutto l'universo. È un amore che crea dal nulla, che redime dal peccato più profondo, che trasforma i nemici in figli, che fa nuove tutte le cose. Questo amore opera con pazienza infinita attraverso tutti i processi necessari - incluso il giudizio purificatorio - per raggiungere il suo scopo redentivo universale.

La certezza di questa speranza universale non si basa su ottimismo umano o speculazione filosofica, ma sulla fedeltà immutabile di Dio alle sue promesse. Come dichiara 2 Timoteo 2:13, Dio "non può rinnegare se stesso." Se ha promesso di mostrare misericordia a tutti, di riconciliare tutte le cose con sé, e di fare nuove tutte le cose, allora queste promesse si realizzeranno infallibilmente perché Dio non può contraddire la propria natura.

Conclusione: la gloria finale dell'amore divino

L'esame sistematico delle Scritture rivela che l'universalismo non è dottrina periferica o speculazione teologica audace, ma la logica conseguenza di una comprensione coerente della natura di Dio e dell'opera di Cristo. Le numerose dichiarazioni bibliche sulla volontà salvifica universale di Dio, sulla portata comprensiva dell'espiazione di Cristo, sulla riconciliazione cosmica, e sulla restaurazione finale di tutte le cose convergono verso un'unica conclusione inevitabile: l'amore di Dio avrà l'ultima parola nella storia dell'universo.

Questa speranza universale non diminuisce la serietà del peccato o l'urgenza dell'evangelizzazione, ma le colloca nel contesto della certezza che l'opera di Dio non fallirà nel raggiungere i suoi fini ultimi. Il peccato è tremendamente reale e richiede il giudizio purificatorio di Dio, ma questo giudizio opera sempre nel servizio dell'amore redentivo che cerca la trasformazione piuttosto che la distruzione.

L'universalismo biblico presenta la visione più elevata della gloria divina: un Dio che non si accontenta di salvare alcuni mentre ne danna eternamente altri, ma che lavora attraverso tutti i processi necessari - anche i più dolorosi - per trasformare ogni nemico in adoratore, ogni ribelle in figlio. Questa è la gloria di un amore che non conosce limiti, di una giustizia che opera sempre per la restaurazione, di una potenza che si manifesta supremamente nella capacità di trasformare i cuori attraverso l'amore piuttosto che attraverso la forza.

Quando ogni ginocchio si sarà piegato e ogni lingua avrà confessato che Gesù è il Signore, non per coercizione ma per riconoscimento gioioso dell'amore che non ha mai cessato di operare per la loro redenzione, allora Dio sarà davvero "tutto in tutti" e l'universo risuonerà dell'adorazione unanime di tutta la creazione riconciliata. In questa consumazione gloriosa, l'amore avrà vinto definitivamente, la giustizia avrà trovato la sua espressione perfetta, e la parola finale della storia non sarà "maledetto" ma "benedetto," non "separazione" ma "comunione eterna."

100 ragioni (bibliche) per una fede unitariana

Il seguente testo fu scritto nel 1825 da Samuel Barrett, ministro della American Unitarian Association

Introduzione

I Cristiani Unitariani credono che Gesù Cristo sia il Figlio di Dio e il Salvatore degli uomini. Credono nella divinità della sua missione e nella divinità delle sue dottrine. Credono che il Vangelo che egli proclamò provenisse da Dio; che la conoscenza che esso impartisce, la moralità che ingiunge, lo spirito che respira, l'accettazione che fornisce, le promesse che fa, le prospettive che mostra, le ricompense che propone, le punizioni che minaccia, tutto proceda dal grande Yahweh. Ma non credono che Gesù Cristo sia il Dio Supremo. Credono che, sebbene esaltato molto al di sopra di tutte le altre intelligenze create, egli sia un essere distinto da, inferiore a, e dipendente dal Padre Onnipotente. Per questa fede addurranno, tra le altre ragioni, i seguenti argomenti dalle Scritture.

I 100 Argomenti

1. Perché Gesù Cristo è rappresentato dagli scrittori sacri come un essere altrettanto distinto da Dio Padre quanto un uomo è distinto da un altro. "È scritto nella vostra legge che la testimonianza di due uomini è vera. Io sono uno che rendo testimonianza di me stesso, e il Padre che mi ha mandato rende testimonianza di me," Giovanni 8:17, 18.

2. Perché non solo non disse mai che egli stesso era Dio, ma, al contrario, parlò del Padre, che lo aveva mandato, come Dio, e come l'unico Dio. "Questa è la vita eterna, che conoscano te, l'unico vero Dio, e Gesù Cristo che tu hai mandato," Giovanni 17:3. Questo linguaggio il nostro Salvatore usò in solenne preghiera al "Padre suo e Padre nostro."

3. Perché è dichiarato, in innumerevoli istanze, essere il Figlio di Dio. "Ed ecco una voce dal cielo che diceva: Questo è il mio Figlio diletto, nel quale mi sono compiaciuto," Matteo 3:17. Può un figlio essere coevo e lo stesso del suo padre?

4. Perché è chiamato il Cristo, o l'unto di Dio. "Dio unse Gesù di Nazareth con lo Spirito Santo e con potenza," Atti 10:38. È colui che unge lo stesso di colui che è unto?

5. Perché è rappresentato come un Sacerdote. "Considerate il... Sommo Sacerdote della nostra professione, Cristo Gesù," Ebrei 3:1. L'ufficio di un sacerdote è di servire Dio. Cristo, dunque, come sacerdote, non può essere Dio.

6. Perché Cristo è Mediatore tra l'"Unico Dio," e gli "uomini." "Poiché c'è un solo Dio, e un solo Mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù," 1 Timoteo 2:5.

7. Perché, come Salvatore degli uomini, fu mandato dal Padre. "E noi abbiamo visto e testimoniamo che il Padre ha mandato il Figlio per essere il Salvatore del mondo," 1 Giovanni 4:14.

8. Perché è un Apostolo nominato da Dio. "Considerate l'Apostolo... Cristo Gesù, che fu fedele a colui che lo aveva costituito," Ebrei 3:1, 2.

9. Perché Cristo è rappresentato come nostro intercessore presso Dio. "È Cristo che è morto, anzi, che è risorto, che è alla destra di Dio, che intercede anche per noi," Romani 8:34.

10. Perché il capo di Cristo è Dio. "Voglio che sappiate che il capo di ogni uomo è Cristo; e il capo della donna è l'uomo; e il capo di Cristo è Dio," 1 Corinzi 11:3.

11. Perché, nello stesso senso in cui si dice che noi apparteniamo a Cristo, si dice che Cristo appartiene a Dio. "E voi siete di Cristo; e Cristo è di Dio," 1 Corinzi 3:23.

12. Perché Cristo dice: "Il Padre mio è più grande di tutti," Giovanni 10:29. Non è dunque il padre più grande del figlio?

13. Perché afferma, in un'altra connessione, e senza la minima qualificazione, "Il Padre mio è maggiore di me," Giovanni 14:28.

14. Perché virtualmente nega di essere Dio, quando esclama, "Perché mi chiami buono? Nessuno è buono se non uno solo, cioè Dio," Matteo 19:17.

15. Perché il nostro Salvatore, dopo aver detto, "Io e il Padre siamo uno," fa chiaramente intendere ai suoi discepoli che non intendeva una sostanza, uguale in potenza e gloria, ma uno solo in affetto e proposito, ecc.; come chiaramente appare dalla preghiera che offre al Padre in loro favore, –"affinché siano tutti uno; come tu, Padre, sei in me, e io in te, che anch'essi siano uno in noi," Giovanni 17:21.

16. Perché il Padre è chiamato il Dio di Cristo come è il Dio dei Cristiani. "Gesù le disse... Va' dai miei fratelli, e di' loro: Io salgo al Padre mio e Padre vostro; e al Dio mio e Dio vostro," Giovanni 20:17.

17. Perché un Apostolo dice di Dio, in distinzione dal "Signore Gesù Cristo," che Egli è l'"unico Potentate," e che Egli "solo ha l'immortalità," 1 Timoteo 6:15, 16.

18. Perché è la dichiarazione espressa dello stesso Apostolo, che il Padre è l'unico Dio, e non ce n'è nessun altro. "Benché vi siano cosiddetti dèi, sia in cielo che in terra, (come vi sono molti dèi e molti signori,) tuttavia per noi c'è un solo Dio, il Padre, dal quale sono tutte le cose," 1 Corinzi 8:5, 6.

19. Perché la potenza che Cristo possedeva era, come egli affermò, data a lui. "Ogni potere mi è stato dato," ecc., Matteo 28:18.

20. Perché nega positivamente di essere l'autore delle sue opere miracolose, ma le attribuisce al Padre, o allo spirito santo di Dio. "Il Padre che dimora in me, egli fa le opere," Giovanni 14:10. "Se io scaccio i demoni per lo spirito di Dio," ecc., Matteo 12:28.

21. Perché dichiara distintamente che queste opere testimoniano, non della sua propria potenza, ma che il Padre lo aveva mandato, Giovanni 5:36.

22. Perché afferma espressamente che le opere furono fatte, non nel suo proprio, ma nel nome del Padre suo, Giovanni 10:25.

23. Perché asserisce che "lui ha suggellato Dio Padre," cioè a Dio Padre era debitore per le sue credenziali, Giovanni 6:27.

24. Perché dichiara di non essere l'autore della sua propria dottrina. "La mia dottrina non è mia, ma di colui che mi ha mandato," Giovanni 7:16, 17.

25. Perché si rappresenta come istruito dal Padre. "Come il Padre mio mi ha insegnato, io parlo queste cose," Giovanni 8:28.

26. Perché si riferisce invariabilmente al Padre come l'origine dell'autorità con cui parlava e agiva. "Il Padre ha dato al Figlio autorità," ecc., Giovanni 5:26, 27.

27. Perché riconosce la sua dipendenza dal suo Padre Celeste per esempio e direzione in tutte le sue azioni. "Il Figlio non può far niente da se stesso, se non quello che vede fare al Padre," Giovanni 5:19. "Il Padre ama il Figlio, e gli mostra tutte le cose che egli stesso fa," Giovanni 5:20.

28. Perché dice "Io non cerco la mia propria gloria; ma onoro il Padre mio," Giovanni 8:49, 50.

29. Perché dichiara, "Se io glorifico me stesso, la mia gloria è niente: è il Padre mio che mi glorifica," Giovanni 8:54.

30. Perché un Apostolo dichiara che in Cristo abitava ogni pienezza, perché così piacque al Padre, Colossesi 1:19.

31. Perché Cristo è uniformemente rappresentato nelle Scritture, non come la causa primaria, ma intermedia, di tutte le cose relative alla nostra salvezza. "Un solo Dio, il Padre, dal quale sono tutte le cose, e noi in lui; e un solo Signore Gesù Cristo, per mezzo del quale sono tutte le cose, e noi per mezzo di lui," 1 Corinzi 8:6.

32. Perché dichiara, "Io non sono venuto da me stesso" nel mondo, "poiché io sono proceduto e vengo da Dio," Giovanni 8:42; 7:28. "Gesù sapendo... che era venuto da Dio, e andava a Dio," ecc., Giovanni 13:3.

33. Perché afferma di non avere la disposizione dei posti più alti nel suo proprio regno. "Il sedere alla mia destra e alla mia sinistra non spetta a me darlo, ma sarà dato a coloro per i quali è stato preparato dal Padre mio," Matteo 20:23.

34. Perché il nostro Salvatore, riferendo i suoi discepoli a un tempo futuro, quando avrebbero compreso più accuratamente riguardo a lui, dichiara espressamente che allora avrebbero saputo che era interamente dipendente dal Padre. "Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo (cioè lo avrete crocifisso), allora conoscerete che io sono egli (cioè il Messia), e che non faccio nulla da me stesso, ma come il Padre mio mi ha insegnato, io parlo queste cose," Giovanni 8:28.

35. Perché il nostro Salvatore professò sempre di non avere volontà propria, ma di essere sempre interamente guidato e governato dalla volontà del suo Padre Celeste. "Perché io sono disceso dal cielo, non per fare la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato," Giovanni 6:38.

36. Perché nega espressamente di possedere l'attributo Divino dell'esistenza indipendente. "Come il Padre vivente mi ha mandato, e io vivo per il Padre," ecc., Giovanni 6:57.

37. Perché disconosce espressamente il possesso dell'attributo Divino dell'esistenza non derivata. "Come il Padre ha vita in se stesso, così ha dato anche al Figlio di avere vita in se stesso," Giovanni 5:30.

38. Perché nega positivamente di possedere l'attributo Divino dell'onnipotenza. "Io non posso far nulla da me stesso," Giovanni 5:30.

39. Perché disconosce espressamente il possesso dell'attributo Divino dell'onniscienza. "Ma di quel giorno e di quell'ora nessuno sa, nemmeno gli angeli che sono in cielo, né il Figlio, ma solo il Padre mio," Matteo 24:36, Marco 13:32.

40. Perché nelle Scritture si dice che Cristo è stato "tentato dal diavolo," Matteo 4:1. Ma "Dio non può essere tentato dal male," Giacomo 1:13.

41. Perché è narrato del nostro Salvatore, che "continuò tutta la notte in preghiera a Dio," Luca 6:12. Perché Cristo dovrebbe pregare così, se egli stesso fosse Dio?

42. Perché, in presenza di numerosa compagnia prima della risurrezione, rese grazie al Padre per averlo udito. "Padre, ti ringrazio che tu mi hai udito, e io sapevo che tu mi odi sempre," Giovanni 11:41, 42.

43. Perché Gesù supplicò il Padre di glorificarlo. "E ora, o Padre, glorificami tu presso te stesso con la gloria che io avevo presso di te prima che il mondo fosse," Giovanni 17:5. L'essere che pregò Dio di glorificarlo, non può essere Dio.

44. Perché implorò che, se fosse possibile, il calice amaro passasse da lui, aggiungendo, "Tuttavia, non come voglio io, ma come vuoi tu," Matteo 26:39.

45. Perché disse, "Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?" Matteo 27:46. Può colui che pronunciò questo essere il Dio Supremo?

46. Perché non rese mai la sua adorazione a se stesso, il Figlio, né allo Spirito Santo, come avrebbe dovuto fare, se il Figlio e lo Spirito Santo fossero stati Dio; ma sempre al Padre.

47. Perché non istruì mai i suoi discepoli ad adorare se stesso o lo Spirito Santo, ma il Padre, e solo il Padre. "Quando pregate, dite: Padre nostro che sei nei cieli," Luca 11:2. "In quel giorno, voi non mi chiederete nulla. Qualunque cosa chiederete al Padre nel nome mio," ecc., Giovanni 16:23. "L'ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori," Giovanni 4:23.

48. Perché non era pratica degli Apostoli rendere omaggio religioso a Cristo, ma a Dio Padre per mezzo di Cristo. "Ringrazio Dio per mezzo di Gesù Cristo," Romani 7:25. "A Dio solo saggio, sia gloria per mezzo di Cristo," Romani 16:27. "Piego le mie ginocchia davanti al Padre del nostro Signore Gesù Cristo," Efesini 3:14.

49. Perché San Pietro, immediatamente dopo essere stato riempito dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, si rivolse così ai Giudei: "Uomini d'Israele, udite queste parole: Gesù di Nazareth, uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di potenti operazioni, prodigi e segni che Dio fece per mezzo di lui in mezzo a voi, come voi stessi ben sapete... essendo stato dato nelle mani per il determinato consiglio e prescienza di Dio, voi lo avete preso, e per mano di iniqui lo avete crocifisso e ucciso; che Dio ha risuscitato," ecc., Atti 2:22-24.

50. Perché San Paolo afferma espressamente che "tutte le cose sono da Dio, che ci ha riconciliati a sé per mezzo di Gesù Cristo," 2 Corinzi 5:18.

51. Perché lo stesso Apostolo rende "grazie a Dio, che ci dà la vittoria per mezzo del nostro Signore Gesù Cristo," 1 Corinzi 15:57.

52. Perché è detto che è "a gloria di Dio Padre," che "ogni lingua confessi che Gesù Cristo è il Signore," Filippesi 2:11.

53. Perché le Scritture affermano che "Cristo non si glorificò da se stesso per essere fatto sommo sacerdote, ma Colui (lo glorificò) che gli disse: Tu sei mio Figlio, oggi ti ho generato," Ebrei 5:5.

54. Perché è espressamente asserito che Dio diede a Cristo la Rivelazione che fu fatta all'autore dell'Apocalisse, Apocalisse 1:1.

55. Perché un Apostolo parla di Cristo, solo come l'immagine di Dio. "Che è l'immagine del Dio invisibile," Colossesi 1:15. 2 Corinzi 4:4. Sarebbe assurdo chiamare qualcuno la sua propria immagine.

56. Perché Cristo è dichiarato essere "il primogenito di ogni creatura," Colossesi 1:15.

57. Perché è detto essere "il principio della creazione di Dio," Apocalisse 3:14.

58. Perché le Scritture affermano, in così tante parole, che "Gesù fu fatto un poco inferiore agli angeli," Ebrei 2:9. Può Dio diventare inferiore alle sue creature?

59. Perché Pietro dichiara che "Cristo ricevette da Dio Padre onore e gloria, quando gli giunse una tale voce dalla magnifica gloria: Questo è il mio Figlio diletto," ecc., 2 Pietro 1:17.

60. Perché è rappresentato come necessario che il Salvatore del genere umano dovesse "essere reso simile ai suoi fratelli," Ebrei 2:17.

61. Perché, nell'Epistola agli Ebrei, Cristo è paragonato con Mosè in una maniera che sarebbe empia se egli fosse il Dio Supremo. "Poiché quest'uomo (Cristo) fu stimato degno di maggior gloria di Mosè, in quanto," ecc., Ebrei 3:3.

62. Perché è rappresentato come servo, eletto, diletto di Dio, e ricevitore dello spirito di Dio. "Ecco, il mio servo, che ho scelto, nel quale l'anima mia si è compiaciuta; porrò il mio spirito sopra di lui," ecc., Matteo 12:18.

63. Perché egli stesso dichiara espressamente che fu in conseguenza del suo fare ciò che piaceva al Padre, che il Padre era con lui e non lo lasciava solo. "Colui che mi ha mandato é con me; il Padre non mi ha lasciato solo, perché io faccio sempre le cose che gli piacciono," Giovanni 8:29.

64. Perché è detto aver "cresciuto in sapienza, e in grazia presso Dio e presso gli uomini," Luca 2:52.

65. Perché parla di se stesso come uno che aveva ricevuto comandamenti dal Padre. "Il Padre, che mi ha mandato, egli mi ha dato un comandamento," Giovanni 12:49.

66. Perché è rappresentato come obbediente al Padre, e come "obbediente fino alla morte," Filippesi 2:8. "Come il Padre mi ha detto, così parlo," Giovanni 12:50. "Io ho osservato i comandamenti del Padre mio," Giovanni 15:10.

67. Perché Cristo "imparò l'obbedienza dalle cose che soffrì," e attraverso le sofferenze fu reso perfetto da Dio, Ebrei 5:8.

68. Perché nelle Scritture si parla di lui come il primogenito tra molti fratelli, Romani 8:29. Ha Dio dei fratelli?

69. Perché Cristo chiama chiunque obbedisce a Dio suo fratello. "Chiunque farà la volontà del Padre mio che è nei cieli, quello è mio fratello," Matteo 12:50.

70. Perché offre ai fedeli la stessa distinzione e onore che egli stesso ha con il Padre. "A chi vince io concederò di sedere con me sul mio trono, come anch'io ho vinto, e mi sono posto a sedere col Padre mio sul suo trono," Apocalisse 3:21.

71. Perché Dio, in questi ultimi tempi, ha parlato per mezzo del suo Figlio, e lo ha costituito erede di tutte le cose, Ebrei 1:2.

72. Perché Cristo è chiamato il primogenito dai morti, Apocalisse 1:5.

73. Perché è dichiarato che Dio lo risuscitò dai morti. "Questo Gesù ha risuscitato Dio, del che noi tutti siamo testimoni," Atti 2:32; Romani 10:9, 10.

74. Perché Dio versò sugli Apostoli lo Spirito Santo, per mezzo di Gesù Cristo, Tito 3:6.

75. Perché la ragione assegnata per cui lo Spirito Santo non era stato ricevuto prima, è che Gesù non era ancora glorificato. "Lo Spirito Santo non era ancora dato perché Gesù non era ancora glorificato," Giovanni 7:39.

76. Perché è affermato che Cristo fu esaltato da Dio per essere Principe e Salvatore, Atti 5:31.

77. Perché Dio fece quello stesso Gesù, che fu crocifisso, sia Signore che Cristo, Atti 2:36.

78. Perché Dio gli diede un nome che è al di sopra di ogni nome, Filippesi 2:9.

79. Perché Cristo fu ordinato da Dio per essere il giudice dei vivi e dei morti, Atti 10:42.

80. Perché Dio giudicherà i segreti degli uomini per mezzo di Gesù Cristo, Romani 2:16.

81. Perché ogni giudizio è commesso a Cristo dal Padre, Giovanni 5:22.

82. Perché il nostro Salvatore fonda l'importanza del suo giudizio unicamente sulle circostanze, che non è esclusivamente il suo proprio giudizio che egli pronuncia, ma quello del Padre che lo ha mandato. "Se io giudico, il mio giudizio è verace; perché io non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato," Giovanni 8:16.

83. Perché è detto che, quando fu ricevuto in cielo, "sedette alla destra di Dio," Marco 16:19.

84. Perché San Paolo afferma che Cristo, anche dopo la sua ascensione, "vive per Dio," e "vive per la potenza di Dio," Romani 6:10; 2 Corinzi 13:4.

85. Perché è affermato di Cristo che "quando tutte le cose gli saranno sottoposte, allora anche il Figlio stesso sarà sottoposto a colui che gli ha sottoposto tutte le cose, affinché Dio sia tutto in tutti," 1 Corinzi 15:28.

86. Perché l'Apostolo Giovanni asserisce che "nessuno ha mai visto Dio"; il che non è vero, se Cristo fosse Dio.

87. Perché, nelle profezie dell'Antico Testamento che si riferiscono a Cristo, egli è parlato come un essere distinto da e inferiore a Dio, Deuteronomio 18:15; Giovanni 1:45.

88. Perché i Giudei non si aspettarono mai che altri che un essere distinto da e inferiore a Dio dovesse essere il loro Messia, e tuttavia non c'è evidenza che il nostro Salvatore abbia mai anche solo accennato loro che questa aspettativa fosse erronea.

89. Perché non appare dalle Scritture che i Giudei, eccetto in due istanze, abbiano mai opposto il nostro Salvatore sulla base che pretendeva di essere Dio o uguale a Dio; mentre, se fosse stata sua abitudine assumere tale identità o uguaglianza, nella sua conversazione con un popolo così fortemente attaccato alla dottrina dell'unità divina, si sarebbe trovato coinvolto in una perpetua controversia con loro su questo punto, alcune tracce della quale dovevano apparire nel Nuovo Testamento.

90. Perché in queste due istanze, quando accusato, in un caso, di farsi Dio, e nell'altro, di farsi uguale a Dio, nega positivamente le accuse. In risposta all'accusa di assumere di essere uguale a Dio, dice immediatamente, "Il Figlio non può far niente da se stesso, se non quello che vede fare al Padre"; e direttamente dopo, "Io non posso far nulla da me stesso," Giovanni 5:19, 30. In risposta all'accusa di farsi Dio, fa appello ai Giudei in sostanza così: Le vostre stesse Scritture chiamano Mosè un dio, e i vostri magistrati dèi; io certamente non sono inferiore a loro, tuttavia non mi chiamai Dio, ma solo Figlio di Dio, Giovanni 10:34-36.

91. Perché, se i suoi discepoli immediati avessero creduto che fosse l'Onnipotente, sarebbero stati così familiari con lui, avrebbero discusso con lui, lo avrebbero tradito, rinnegato, sarebbero fuggiti da lui, e lo avrebbero lasciato trascinare alla croce?

92. Perché gli Apostoli, dopo che furono riempiti dello Spirito Santo nel giorno di Pentecoste, non predicarono che Cristo era Dio; ma predicarono ciò che era del tutto inconsistente con tale dottrina, Atti 2:22; 13:23; 17:3, 31; 22:8.

93. Perché non c'è evidenza per provare che i primi convertiti al Cristianesimo abbiano mai incorso l'imputazione di idolatria dai Giudei, come avrebbero dovuto fare se avessero creduto e insegnato che il Figlio, così come il Padre, è Geova; mentre è notorio che questa imputazione è stata tra i più comuni rimproveri giudaici contro i Cristiani, da quando la Trinità divenne una dottrina della Chiesa.

94. Perché ci sono nel Nuovo Testamento diciassette passaggi, nei quali il Padre è chiamato uno o solo Dio, mentre non c'è un singolo passaggio nel quale il Figlio sia così chiamato.

95. Perché ci sono 320 passaggi nei quali il Padre è assolutamente, e per via di eminenza, chiamato Dio; mentre non ce n'è uno nel quale il Figlio sia così chiamato.

96. Perché ci sono 105 passaggi nei quali il Padre è denominato Dio, con titoli e epiteti particolarmente alti, mentre il Figlio non è mai così denominato.

97. Perché ci sono 90 passaggi nei quali è dichiarato che tutte le preghiere e le lodi dovrebbero essere offerte a Lui, e che tutto dovrebbe essere ultimamente diretto al suo onore e gloria; mentre del Figlio non è mai fatta tale dichiarazione.

98. Perché dei 1.300 passaggi nel Nuovo Testamento nei quali la parola Dio è menzionata, nessuno implica necessariamente l'esistenza di più di una persona nella Deità, o che questa una sia alcun altro che il Padre.

99. Perché i passaggi nei quali il Figlio è dichiarato, positivamente, o per chiarissima implicazione, essere subordinato al Padre, derivando il suo essere da Lui, ricevendo da Lui la sua potenza divina, e agendo in tutte le cose interamente secondo la Sua volontà, sono in numero sopra 300.

100. Perché, in una parola, la supremazia del Padre, e l'inferiorità del Figlio, è la semplice, non imbarazzata, e corrente dottrina della Bibbia; mentre quella della loro uguaglianza o identità è vestita di mistero, ingombra di difficoltà, e dipendente, al meglio, da pochi passaggi per supporto.

6. Gesù ha un Dio

La Bibbia afferma con insistenza che c'è un solo Dio. Per bocca di Isaia, Dio dichiara che fuori di lui non c'è Dio (Isaia 44:6; 45:5). Paolo ripete la stessa verità: c'è «un solo Dio e Padre di tutti, che è sopra tutti» (Efesini 4:6), e per noi c'è un solo Dio, il Padre (1 Corinzi 8:6).

Una conseguenza di questa unicità è che Dio non ha un Dio. Non c'è nessuno al di sopra di lui. La lettera agli Ebrei lo dice in modo molto concreto: quando Dio fece la promessa ad Abraamo, giurò per sé stesso, perché non poteva giurare per qualcuno di più grande (Ebrei 6:13). Colui che è l'Altissimo non ha nessuno da invocare come proprio Dio.

Gesù, invece, ha un Dio. Lo dice lui stesso, prima e dopo la sua morte, e lo ripetono i profeti e gli apostoli. Questo fatto, che attraversa tutta la Scrittura, è difficile da conciliare con l'idea che Gesù sia egli stesso Dio.

Sulla croce, poco prima di morire, Gesù gridò: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Matteo 27:46; Marco 15:34). Sono le parole iniziali del Salmo 22, un salmo che i primi cristiani lessero come una profezia della passione: le mani e i piedi trafitti, le vesti divise e tirate a sorte (Salmo 22:16-18; Giovanni 19:24).

Lo stesso salmo contiene una frase che illumina il grido di Gesù: «dal grembo di mia madre tu sei il mio Dio» (Salmo 22:10). Il Messia non ha un Dio soltanto nell'angoscia della croce. Lo ha da sempre, fin dalla nascita, come ogni uomo fedele che fin dal principio della sua vita si affida a Dio.

La risurrezione non cambia questo rapporto. Il mattino di Pasqua Gesù manda Maria Maddalena a dire ai discepoli: «salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro» (Giovanni 20:17). Con queste parole Gesù si mette dalla stessa parte dei discepoli: il Padre è il suo Dio come è il loro Dio.

Nemmeno l'ascensione lo cambia. Il libro dell'Apocalisse è stato scritto decenni dopo, quando Gesù siede ormai alla destra di Dio. Eppure si apre dicendo che è una rivelazione che Dio ha dato a Gesù Cristo (Apocalisse 1:1): anche il Cristo glorificato riceve da Dio ciò che deve rivelare. Poco dopo si legge che Gesù ci ha fatti sacerdoti «per il suo Dio e Padre» (1:6).

Il testo più eloquente è Apocalisse 3:12. In un solo versetto il Cristo risorto parla quattro volte del «mio Dio»: farà del vincitore una colonna nel tempio del suo Dio, scriverà su di lui il nome del suo Dio e il nome della città del suo Dio, la nuova Gerusalemme che scende dal cielo da presso il suo Dio. Chi parla così non è l'Altissimo, ma il suo servitore esaltato.

Già i profeti avevano annunciato un Messia che avrebbe avuto un Dio. Michea, dopo aver predetto che da Betlemme sarebbe uscito il dominatore d'Israele, dice che egli avrebbe pascolato il suo popolo con la forza di Yahweh, con la maestà del nome di Yahweh suo Dio (Michea 5:4; in alcune versioni 5:3). Il futuro re non agisce con una forza propria, ma con quella del suo Dio.

Anche il Salmo 110, il testo dell'Antico Testamento più citato nel Nuovo, distingue chiaramente i due. «Il Signore ha detto al mio signore: siedi alla mia destra» (Salmo 110:1). Il primo «Signore» è Yahweh; il secondo, in ebraico adoni, è il titolo che si dà a un signore umano, a un re o a un padrone. Gesù stesso applica questo salmo a sé (Matteo 22:41-45), e Pietro lo usa per spiegare che Dio ha fatto Gesù «Signore e Cristo» (Atti 2:34-36).

Gli apostoli parlano del Dio di Gesù in modo naturale, quasi come una formula fissa. Paolo esorta i Romani a glorificare con una sola bocca «il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo» (Romani 15:6). Le stesse parole aprono le benedizioni di 2 Corinzi 1:3, di Efesini 1:3 e di 1 Pietro 1:3, e tornano in 2 Corinzi 11:31.

In Efesini 1:17 Paolo prega «il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria». Altrove scrive che il capo di Cristo è Dio (1 Corinzi 11:3) e che Cristo è di Dio (1 Corinzi 3:23). In nessuno di questi testi c'è l'idea che il Padre e Gesù siano due persone dello stesso Dio. Il Padre è il Dio di Gesù, e Gesù è il Signore che Dio ha dato a noi.

Un caso particolarmente istruttivo è Ebrei 1:8-9, che cita il Salmo 45. Il versetto 8 si rivolge al Figlio chiamandolo «Dio», ed è per questo spesso usato come prova della divinità di Gesù. Ma il versetto successivo continua: «perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni».

Il Salmo 45 era stato scritto per un re d'Israele, nel giorno delle sue nozze. Chiamare il re «dio» significava riconoscerlo come rappresentante di Dio davanti al popolo, come accade per Mosè (Esodo 7:1) o per i giudici (Salmo 82:6). Il contesto lo conferma: questo «dio» ha a sua volta un Dio, che lo unge e lo innalza sopra i suoi compagni. Nello stesso passo che sembrerebbe affermare la divinità di Gesù, la Scrittura ricorda che egli ha un Dio sopra di sé.

Per spiegare questi testi, la teologia trinitaria sostiene che Gesù parlasse del «mio Dio» solo secondo la sua natura umana, mentre secondo la natura divina sarebbe uguale al Padre. Ma questa distinzione non si trova nei testi. Gesù non dice mai «il Dio della mia natura umana»: dice semplicemente «il mio Dio», e gli apostoli parlano del Dio di «nostro Signore Gesù Cristo», cioè della persona intera.

Inoltre, la spiegazione non regge nei testi successivi all'ascensione. In Apocalisse 3:12 parla il Cristo glorificato, seduto sul trono con il Padre (Apocalisse 3:21). Se mai c'è un momento in cui ci si aspetterebbe di sentirlo parlare come Dio, è questo; eppure chiama il Padre «il mio Dio» quattro volte.

Infine, il rapporto non è mai reciproco. Gesù chiama il Padre «mio Dio», ma in tutta la Scrittura il Padre non chiama mai Gesù «mio Dio». Se fossero uguali, ci si aspetterebbe una qualche simmetria. Invece il rapporto va sempre in una sola direzione: dal Figlio al Padre, dal servitore al suo Dio.

Chi è dunque il Dio di Gesù? Il Nuovo Testamento risponde senza esitazione: è il Padre, «il Padre della gloria» (Efesini 1:17), «l'unico Dio e Padre di tutti» (Efesini 4:6). Gesù lo chiama «mio Dio» sulla croce, dopo la risurrezione e nella gloria del cielo.

L'unico Dio della Bibbia, invece, non dice mai di avere un Dio. Egli è l'Altissimo, il Creatore, colui che non ha eguali. Gesù è il Figlio che Dio ha generato, l'uomo che Dio ha unto e innalzato, l'ultimo Adamo. Il suo Dio è anche il nostro: «il Padre mio e Padre vostro, il Dio mio e Dio vostro» (Giovanni 20:17).

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