La Bibbia afferma con insistenza che c'è un solo Dio. Per bocca di Isaia, Dio dichiara che fuori di lui non c'è Dio (Isaia 44:6; 45:5). Paolo ripete la stessa verità: c'è «un solo Dio e Padre di tutti, che è sopra tutti» (Efesini 4:6), e per noi c'è un solo Dio, il Padre (1 Corinzi 8:6).
Una conseguenza di questa unicità è che Dio non ha un Dio. Non c'è nessuno al di sopra di lui. La lettera agli Ebrei lo dice in modo molto concreto: quando Dio fece la promessa ad Abraamo, giurò per sé stesso, perché non poteva giurare per qualcuno di più grande (Ebrei 6:13). Colui che è l'Altissimo non ha nessuno da invocare come proprio Dio.
Gesù, invece, ha un Dio. Lo dice lui stesso, prima e dopo la sua morte, e lo ripetono i profeti e gli apostoli. Questo fatto, che attraversa tutta la Scrittura, è difficile da conciliare con l'idea che Gesù sia egli stesso Dio.
Sulla croce, poco prima di morire, Gesù gridò: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?» (Matteo 27:46; Marco 15:34). Sono le parole iniziali del Salmo 22, un salmo che i primi cristiani lessero come una profezia della passione: le mani e i piedi trafitti, le vesti divise e tirate a sorte (Salmo 22:16-18; Giovanni 19:24).
Lo stesso salmo contiene una frase che illumina il grido di Gesù: «dal grembo di mia madre tu sei il mio Dio» (Salmo 22:10). Il Messia non ha un Dio soltanto nell'angoscia della croce. Lo ha da sempre, fin dalla nascita, come ogni uomo fedele che fin dal principio della sua vita si affida a Dio.
La risurrezione non cambia questo rapporto. Il mattino di Pasqua Gesù manda Maria Maddalena a dire ai discepoli: «salgo al Padre mio e Padre vostro, al Dio mio e Dio vostro» (Giovanni 20:17). Con queste parole Gesù si mette dalla stessa parte dei discepoli: il Padre è il suo Dio come è il loro Dio.
Nemmeno l'ascensione lo cambia. Il libro dell'Apocalisse è stato scritto decenni dopo, quando Gesù siede ormai alla destra di Dio. Eppure si apre dicendo che è una rivelazione che Dio ha dato a Gesù Cristo (Apocalisse 1:1): anche il Cristo glorificato riceve da Dio ciò che deve rivelare. Poco dopo si legge che Gesù ci ha fatti sacerdoti «per il suo Dio e Padre» (1:6).
Il testo più eloquente è Apocalisse 3:12. In un solo versetto il Cristo risorto parla quattro volte del «mio Dio»: farà del vincitore una colonna nel tempio del suo Dio, scriverà su di lui il nome del suo Dio e il nome della città del suo Dio, la nuova Gerusalemme che scende dal cielo da presso il suo Dio. Chi parla così non è l'Altissimo, ma il suo servitore esaltato.
Già i profeti avevano annunciato un Messia che avrebbe avuto un Dio. Michea, dopo aver predetto che da Betlemme sarebbe uscito il dominatore d'Israele, dice che egli avrebbe pascolato il suo popolo con la forza di Yahweh, con la maestà del nome di Yahweh suo Dio (Michea 5:4; in alcune versioni 5:3). Il futuro re non agisce con una forza propria, ma con quella del suo Dio.
Anche il Salmo 110, il testo dell'Antico Testamento più citato nel Nuovo, distingue chiaramente i due. «Il Signore ha detto al mio signore: siedi alla mia destra» (Salmo 110:1). Il primo «Signore» è Yahweh; il secondo, in ebraico adoni, è il titolo che si dà a un signore umano, a un re o a un padrone. Gesù stesso applica questo salmo a sé (Matteo 22:41-45), e Pietro lo usa per spiegare che Dio ha fatto Gesù «Signore e Cristo» (Atti 2:34-36).
Gli apostoli parlano del Dio di Gesù in modo naturale, quasi come una formula fissa. Paolo esorta i Romani a glorificare con una sola bocca «il Dio e Padre del nostro Signore Gesù Cristo» (Romani 15:6). Le stesse parole aprono le benedizioni di 2 Corinzi 1:3, di Efesini 1:3 e di 1 Pietro 1:3, e tornano in 2 Corinzi 11:31.
In Efesini 1:17 Paolo prega «il Dio del nostro Signore Gesù Cristo, il Padre della gloria». Altrove scrive che il capo di Cristo è Dio (1 Corinzi 11:3) e che Cristo è di Dio (1 Corinzi 3:23). In nessuno di questi testi c'è l'idea che il Padre e Gesù siano due persone dello stesso Dio. Il Padre è il Dio di Gesù, e Gesù è il Signore che Dio ha dato a noi.
Un caso particolarmente istruttivo è Ebrei 1:8-9, che cita il Salmo 45. Il versetto 8 si rivolge al Figlio chiamandolo «Dio», ed è per questo spesso usato come prova della divinità di Gesù. Ma il versetto successivo continua: «perciò Dio, il tuo Dio, ti ha unto con olio di letizia, a preferenza dei tuoi compagni».
Il Salmo 45 era stato scritto per un re d'Israele, nel giorno delle sue nozze. Chiamare il re «dio» significava riconoscerlo come rappresentante di Dio davanti al popolo, come accade per Mosè (Esodo 7:1) o per i giudici (Salmo 82:6). Il contesto lo conferma: questo «dio» ha a sua volta un Dio, che lo unge e lo innalza sopra i suoi compagni. Nello stesso passo che sembrerebbe affermare la divinità di Gesù, la Scrittura ricorda che egli ha un Dio sopra di sé.
Per spiegare questi testi, la teologia trinitaria sostiene che Gesù parlasse del «mio Dio» solo secondo la sua natura umana, mentre secondo la natura divina sarebbe uguale al Padre. Ma questa distinzione non si trova nei testi. Gesù non dice mai «il Dio della mia natura umana»: dice semplicemente «il mio Dio», e gli apostoli parlano del Dio di «nostro Signore Gesù Cristo», cioè della persona intera.
Inoltre, la spiegazione non regge nei testi successivi all'ascensione. In Apocalisse 3:12 parla il Cristo glorificato, seduto sul trono con il Padre (Apocalisse 3:21). Se mai c'è un momento in cui ci si aspetterebbe di sentirlo parlare come Dio, è questo; eppure chiama il Padre «il mio Dio» quattro volte.
Infine, il rapporto non è mai reciproco. Gesù chiama il Padre «mio Dio», ma in tutta la Scrittura il Padre non chiama mai Gesù «mio Dio». Se fossero uguali, ci si aspetterebbe una qualche simmetria. Invece il rapporto va sempre in una sola direzione: dal Figlio al Padre, dal servitore al suo Dio.
Chi è dunque il Dio di Gesù? Il Nuovo Testamento risponde senza esitazione: è il Padre, «il Padre della gloria» (Efesini 1:17), «l'unico Dio e Padre di tutti» (Efesini 4:6). Gesù lo chiama «mio Dio» sulla croce, dopo la risurrezione e nella gloria del cielo.
L'unico Dio della Bibbia, invece, non dice mai di avere un Dio. Egli è l'Altissimo, il Creatore, colui che non ha eguali. Gesù è il Figlio che Dio ha generato, l'uomo che Dio ha unto e innalzato, l'ultimo Adamo. Il suo Dio è anche il nostro: «il Padre mio e Padre vostro, il Dio mio e Dio vostro» (Giovanni 20:17).
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