2. Nell'Antico Testamento non esiste la Trinità

Dio affidò le Scritture al popolo ebraico: come scrive Paolo, a loro «furono affidati gli oracoli di Dio» (Romani 3:2). Eppure né la Bibbia ebraica né la fede e il culto che ne sono derivati contengono alcun riferimento a un Dio trino. Se Dio consegnò l’Antico Testamento a Israele, è ragionevole pensare che Israele fosse in grado di leggerlo e comprenderlo; tuttavia, in nessuna epoca della sua storia vi ha scorto la dottrina della Trinità. Al contrario, l’unicità di Dio è sempre stata il cuore della fede ebraica: lo Shemà (Deuteronomio 6:4) viene recitato ogni giorno da millenni, e i profeti proclamano «Io sono il primo e l’ultimo, e fuori di me non c’è Dio» (Isaia 44:6).

Gesù stesso legò il comandamento più importante della Legge proprio a questa confessione. A uno scriba che gli chiedeva quale fosse il primo dei comandamenti, rispose: «Il primo di tutti i comandamenti è: Ascolta, Israele; il Signore Dio nostro è l’unico Signore. Ama dunque il Signore Dio tuo…» (Marco 12:29-30). Lo scriba, fedele all’insegnamento ricevuto, replicò che Dio «è uno solo e non ve n’è alcun altro all’infuori di lui» (v. 32). Gesù non lo corresse né aggiunse nulla sulla natura di Dio: anzi, approvò la sua risposta dicendogli: «Tu non sei lontano dal regno di Dio» (v. 34). Se la Trinità fosse stata una verità essenziale, quello era il momento ideale per rivelarla.

Anche il linguaggio biblico va nella stessa direzione. «La Bibbia ebraica e il Nuovo Testamento contengono più di ventimila pronomi e verbi che descrivono l’Unico Dio» (Anthony Buzzard e Charles Hunting, The Doctrine of the Trinity: Christianity’s Self-inflicted Wound, International Scholars Publications, New York, 1998, p. 17): «Io», «me», «mio», «egli». Perfino il termine Elohim, grammaticalmente plurale, quando designa il Dio d’Israele è costantemente accompagnato da verbi al singolare.

Secondo la dottrina trinitaria, ciascuna delle tre Persone è pienamente onnisciente e onnipotente e possiede una propria volontà distinta: per questo Gesù poté dire al Padre «non la mia volontà, ma la tua sia fatta» (Luca 22:42). Se così fosse, ci aspetteremmo che la Scrittura, almeno talvolta, parlasse di Dio al plurale. Giovanni 3:16 afferma invece: «Dio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figlio». Qui «Dio» e «il Figlio» sono due soggetti distinti, e «Dio» è colui che dà il Figlio, non un insieme di cui il Figlio fa parte. La costanza con cui la Bibbia usa il singolare per Dio, e lo distingue dal Figlio, è un forte indizio che i suoi autori non concepivano Dio come trino.

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