Al Padre, non alla Trinità: il culto nel Nuovo Testamento

Quando leggiamo "adorare" nelle nostre Bibbie, pensiamo a un unico gesto riservato a Dio. Ma l'ebraico e il greco distinguono con cura tra due realtà diverse: l'omaggio e il culto. Rimettere a fuoco questa distinzione cambia il modo in cui leggiamo il Nuovo Testamento, e mostra un dato sorprendente: nella Bibbia il culto supremo ha un solo destinatario, il Padre.

Un Dio, una persona

Tutto parte dallo Shemà: "Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno" (Deuteronomio 6,4). Dio parla di sé al singolare, migliaia di volte: "Io sono", "accanto a me non c'è altro". Malachia identifica questo Dio con il Padre: "Non abbiamo forse tutti un solo Padre? Non ci ha creati un solo Dio?" (Malachia 2,10).

Gesù non cambia questa fede. Cita lo Shemà come primo comandamento (Marco 12,29), chiama il Padre "il solo vero Dio" (Giovanni 17,3) e si presenta come "colui che tu hai mandato". Paolo ripete: "per noi c'è un solo Dio, il Padre" (1 Corinzi 8,6).

Prostrarsi non è servire

Il Nuovo Testamento usa due verbi diversi. Il primo è proskyneō, "prostrarsi", "rendere omaggio": un gesto che si fa davanti a Dio, ma anche davanti a re, profeti e persone autorevoli. Il secondo è latreuō, "prestare servizio sacro", cioè il culto in senso stretto, che ha come destinatario Dio oppure, per contrasto, gli idoli.

Il primo dice come ci si pone davanti a qualcuno, non chi sia quel qualcuno. Lo conferma Apocalisse 3,9: Cristo promette che gli avversari della chiesa di Filadelfia verranno a prostrarsi "ai tuoi piedi". Se ogni prostrazione fosse adorazione divina, Cristo starebbe promettendo di far adorare dei credenti.

Il secondo verbo, invece, nel Nuovo Testamento non ha mai come destinatario esplicito il Figlio o lo Spirito. Paolo serve Dio "nel vangelo del Figlio suo" (Romani 1,9): Cristo è il mezzo, non il termine.

Il Padre al centro

Nel deserto Gesù risponde a Satana: "Adorerai il Signore Dio tuo e a lui solo renderai culto" (Matteo 4,10). Il pronome è singolare, e Gesù parla di Dio come di un altro rispetto a sé.

Alla samaritana dice che i veri adoratori "adoreranno il Padre in spirito e verità" (Giovanni 4,23), e si mette tra gli adoratori: "noi adoriamo ciò che conosciamo". Insegna a pregare "Padre nostro" e a chiedere "al Padre nel mio nome" (Giovanni 16,23). Paolo piega le ginocchia "davanti al Padre" (Efesini 3,14) e riassume tutto così: per mezzo di Cristo "abbiamo accesso al Padre in un solo Spirito" (Efesini 2,18).

L'omaggio al re

Perché allora Gesù riceve prostrazione? La risposta sta nell'Antico Testamento. In 1 Cronache 29,20 tutta l'assemblea "si prostrò davanti al Signore e davanti al re". Un unico gesto, due destinatari, nessuna idolatria: il re era l'unto di Yahweh e sedeva "sul trono del Signore".

La Settanta usa lo stesso verbo per l'omaggio a Esaù, Giuseppe, Saul, Davide, Salomone e perfino al profeta Daniele (Daniele 2,46). Il Salmo 45 lo dice apertamente del re messianico: "Egli è il tuo signore: prostrati a lui".

Gesù onorato come Messia

I Vangeli spiegano quasi sempre il motivo dell'omaggio a Gesù. I Magi cercano "il re dei Giudei" (Matteo 2,2). I discepoli nella barca si prostrano dicendo: "Davvero tu sei Figlio di Dio" (Matteo 14,33), titolo regale del Messia (Salmo 2,7). Il cieco guarito si prostra davanti al "Figlio dell'uomo" (Giovanni 9,35-38), la figura di Daniele 7 a cui Dio dà il regno.

Il Risorto dichiara che ogni potere gli "è stato dato" (Matteo 28,18). E in Filippesi 2,9-11 è Dio che lo esalta, perché ogni ginocchio si pieghi davanti a lui "a gloria di Dio Padre". L'omaggio al Figlio sale fino al Padre.

Anche in Apocalisse 4-5 restano due soggetti: Colui che siede sul trono, lodato come Creatore, e l'Agnello, lodato perché immolato, che riceve il rotolo dalla sua mano.

E lo Spirito Santo?

In tutta la Bibbia nessuno prega lo Spirito, lo loda o si prostra davanti a lui. Lo Spirito è sempre il mezzo del culto: si serve Dio "per mezzo dello Spirito" (Filippesi 3,3), si prega "nello Spirito" (Efesini 6,18), e lo Spirito stesso intercede per noi (Romani 8,26). Nell'Antico Testamento è la potenza e la presenza di Dio all'opera (Salmo 139,7).

Neppure 2 Corinzi 13,13 cambia il quadro: nomina la grazia del Signore Gesù, l'amore "di Dio" (il Padre) e la comunione dello Spirito, senza alcun verbo di adorazione.

Quando è cambiato il culto?

La forma apostolica "al Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito" resiste a lungo. Verso il 233 Origene scrive che la preghiera in senso proprio va rivolta al solo Padre. Intorno al 375 Basilio di Cesarea deve difendere la nuova formula "al Padre con il Figlio insieme allo Spirito". Solo nel 381 il Concilio di Costantinopoli dichiara lo Spirito "adorato e glorificato con il Padre e il Figlio". È un passo che le Scritture non compiono.

Le obiezioni

Alcuni testi meritano attenzione. In Daniele 7,14 i popoli "servono" il Figlio dell'uomo, ma è un regno che gli viene dato dall'Antico di giorni. In Apocalisse 22,3 i servi "lo serviranno" davanti al trono di Dio e dell'Agnello, ma il pronome è singolare e il parallelo di 7,15 indica Dio. Il "mio Signore e mio Dio" di Tommaso (Giovanni 20,28) va letto con lo scopo del Vangelo: credere che Gesù è "il Cristo, il Figlio di Dio" (20,31).

Per correttezza va detto che molti studiosi leggono questi dati diversamente. Richard Bauckham e Larry Hurtado vedono nella devozione a Gesù qualcosa che supera il modello regale. James Dunn, invece, conclude che i primi cristiani adoravano Dio per mezzo di Gesù più che Gesù come Dio.

In sintesi

Il culto supremo appartiene al Padre. Il Figlio riceve un omaggio vero e altissimo, come Messia esaltato, a gloria del Padre. Lo Spirito è la presenza di Dio in cui adoriamo. È la fede di Gesù e degli apostoli: al Padre, per mezzo del Figlio, nello Spirito.

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